Quando ho saputo del nuovo concorso di Teresa dedicato ai blogger Campani e appassionati di Campania, mi sono subito sentita tirata in “ballo” come avrei potuto da buon “terrona” non partecipare a tale concorso? Nel regolamento dice, di raccontare un piatto… ed io di piatti che mi ricordano la mia terra ne ho davvero tanti, piatti che amo, sopratutto primi piatti e dolci, ma per questo concorso ho pensato che per me non era la ricetta, che è una ricetta di per se molto “banale” ma era più il ricordo, era il mio ricordo delle alici di Cetara. Prima che mi sposassi come già detto abitavo a Salerno ma precisamente a Campolongo, probabilmente non ne avete mai sentito parlare lo so, non c’è niente di cui parlare solo una lungomare, un ospedale ortopedico, campagna, terre e allevamenti di Bufale (e negli ultimi anni si sono aggiunte graziose donnine ai bordi delle strade…) nonostante questo da qui ne vengono fuori le migliori mozzarelle di Bufala stupendi Carciofi e tanto altro ben di Dio. Per farvela breve Campolongo è attaccata a Capaccio-Paestum proprio lì dove si svolge le Strade della Mozzarella. Ora mi direte allora perché proprio una ricetta con le Alici? E c’avete ragione ora vi racconto; Quando da piccola abitavo li c’era un pescatore, per noi non aveva nome era ‘O Pisciaiuolo che con la sua piccola barchetta ogni notte andava a pesca, il mattino caricava il pescato della notte su un vecchio apecar adibito all’occorrenza in cella frigorifera e faceva il giro, casa per casa stradina per stradina, per vendere il suo pescato, questo succedeva un paio di giorni alla settimana, giorni in cui nei paesini intorno non c’erano mercatini per mettere su la sua bancarella. Le alici sul suo “trerrote” non mancavano mai, ovvio e come potevano mancare a lui che andava a pescare nell’amato mare della costiera? Arrivava a casa nostra annunciandosi con un megafono “è arrivato ‘o pesce ‘o pesce frisc”  a volte gli era rimasto davvero ben poco, ma le alici quelle li c’erano sempre, così quando mamma era a casa, prendeva il suo portamonete e con poche lire andava a fare la spesa di pesce sotto la finestra della cucina, con la nonna che puntualmente litigava il prezzo che era troppo alto, in pochi minuti quel’ apecar si trasformava in un punto di ritrovo, zie, nonne, cognate e sorelle e noi piccoli che a stento arrivavamo a guardare dentro che pesce c’era e che aspettavamo che il signore infilando le mani nella vaschetta delle vongole tirasse fuori strane conchiglie da regalarci o sorpresa delle sorprese un cavalluccio marino ormai morto o una stella marina che ci faceva rimanere ogni volta a bocca aperta. Le alici, quindi per questioni anche economiche erano il pesce che si comprava più spesso. Ci voleva anche poco anche a prepararle, così mentre mamma diceva a me e mia sorella di preparare gli ingredienti e noi eravamo intente a litigarci chi doveva andare fuori a fare il prezzemolo lei aveva già pulito le alici e le aveva disposte tutte in fila nel “ruoto” o nella pentola in ordine quasi maniacale,  dove cuocerle era cosa di fondamentale importanza a noi piacevano al forno con la mollica che in superficie diventava croccante, ma mamma non sempre era disposta ad accenderlo, la cucina era troppo piccola e d’estate ci si moriva dal caldo, quindi a meno che non c’era già qualcosa che doveva andare obbligatoriamente in forno, in estate, le alici arrecanate finivano per essere cotte nella pentola e poi per lei era sempre un “accussì si fann“. Racconto sempre poco di me stessa, un po’ per carattere un po’ perché credo che non abbia tanto da raccontare e anche perché credo che chi passi per un blog di cucina è interessato alle ricette e non al racconto, ma in questo piccolo racconto c’è tanto di me, tanto della Terra di Fuoco e anche tanto di cucina, spero di non avevi annoiato perché non vi nascondo che scrivere questo post mi ha toccato molto, penso a come alcuni gesti che a volte si danno per scontato arriva il giorno in cui ne senti la nostalgia…

INGREDIENTI:

Per questa ricetta niente dosi si fa tutto ad occhio

Alici

Mullica (Mollica di pane)

Arécata (Origano)

Putrusin (prezzemolo)

Na capa r’aglio (uno spicchio d’aglio)

Na corda r’acit (un filo di aceto)

uoglio (olio)

sale

PREPARAZIONE:

In realtà la mollica di pane da sbriciolare sulle alici sarebbe la mollica del pane Cafone, ma a casa abbiamo sempre usato il pane secco che avanzava, credo che come ricetta ognuno abbia il suo modo di prepararla. C’è chi non mette il prezzemolo, chi invece aggiunge qualche pomodorino, chi c’è mette un di semi di peperoncini, noi invece volevamo che venissero cotte al forno anche stavolta non ho resistito a non farle al forno, una cosa però non deve mancare, quella “corda r’acit”  è essenziale!

PREPARAZIONE AL FORNO

Fate delle briciole con la mollica, aggiungete alle briciole il prezzemolo tritato, l’origano, l’aglio tritato, il sale e coprite le alici.

Irrorate le alici ricoperte con un bel filo d’olio d’oliva e un filo d’aceto.

Infornate a 180° per 10 minuti.

VERSIONE CLASSICA NELLA PENTOLA

Dopo aver disposto le alici nella pentola con il pane e tutti gli ingredienti tranne l’aceto, lasciate cuocere a fiamma bassa per 10 minuti con il coperchio, togliete il coperchio aggiungete il goccio di aceto e lasciate evaporare senza rimettere il coperchio, ci vorranno circa 2 minuti.

Servite le alici arrecanate calde.

Con questa ricetta partecipo al concorso:

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10 Commenti to “Alici Arreganate”

  1.   Claudia Magistro Says:

    a me il racconto piace assai, soprattutto se conta di cose di una volta, di quann’eramu picciriddi. A me il tuo racconto piace assai e anche queste alici :*
    grazie bedda
    Cla

  2.   silvia Says:

    meravigliosa donatella,COMPLIMENTI..ho avuto la sensazione di essere lì con te ad acquistare il pesce con le tue zie..

  3.   Raffaele Says:

    Un bellissimo racconto che mi ha portato indietro nel tempo ai bellissimi ricordi della mia infanzia passata a Napoli.

  4.   piero Says:

    … Mia madre non metteva la mollica di pane, allungava il tutto con un po d’acqua cuocendo sul fornello, in modo da ottenere un sughetto nel quale inzuppavamo il pane, vista l’esiguità delle porzioni dettate dalla nostra povertà…. Da brividi!!!… Brava!!!…

  5.   lucio Says:

    Complimenti per il racconto, si vede che è frutto di tanti bei ricordi che ti emozionano ancora. Da noi, in Sicilia, ricordo da bambino che le alici le vendevan il pescatore a piatto anzichè a peso con la bilancia. La ricetta è veramente interessante, da provare: Da noi le alici si cucinano in tante maniere, aggiungiamo anche questa.
    saluti

  6.   Teresa De Masi Says:

    Me li ricordo pure io i pisciaiuoli ambulanti, ache se abitavo in città non mancavano mai, e le signore del palazzo che facevano la spesa con il panaro calato dal balcone… bei ricordi, grazie di avermeli restituiti per un attimo. :)

  7.   Bobobì Says:

    Brava Donatella. Il tuo racconto è un ingrediente fondamentale del piatto. Lo proverò subito e quando lo assaggerò sono certo di trovare nel suo sapore l’ambiente del tuo racconto, proverò la fame dei bambini, ascolterò le discussioni con il pisciaiuolo e sentirò sulla pelle il caldo estivo del tuo piccolo paese.

    Grazie

  8.   Donatella Simeone Says:

    @ Tutti
    Grazie a tutti per i vostri commenti, con le vostre parole avete impreziosito un mio ricordo, rendendolo ancora più vivo in me!!!

    di cuore
    Donatella

  9.   Alici arrecanate | Gennarino.org Says:

    [...] alici arrecanate (per i non partenopei : acciuge origanate) sono il piatto preparato da Donatella per Terra di [...]

  10.   pierluigi Says:

    Il racconto è molto interessante e scritto veramente in modo piacevole , le tradizioni domestiche e comportamentali nell’ambito famigliare vanno raccontate affinché ricordino quello che siamo stati , i sentimenti che nutrivamo nel nostro intimo , dimostrato proprio per il modo in cui lo raccontiamo.